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Ecco il nuovissimo gruppo formato da Stefano, che è andato in Brasile a pescare i musicisti adatti.

Jorge, Jurim e Marçal erano già insieme nel disco Carioca, ora si è aggiunto Thiago da Serrinha e il quintetto è pronto per portare in giro la nuova, fresca, originale musica del disco Que bom. Composizioni di un autore contemporaneo italiano (Bollani) immerse in un sugo sudamericano fatto di ritmo.

In tour dal mese di giugno 2018, prima in Sudamerica, poi in Europa, la musica li prenderà tutti per mano e insieme andranno dove hanno voglia di andare.

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Stefano Bollani - piano
Jorge Helder - contrabbasso
Jurim Moreira - batteria
Armando Marçal and Thiago da Serrinha  - percussioni

Dieci anni fa si sono incontrati e da allora scorrazzano insieme per il globo con questo dolce connubio fra pianoforte e bandolim che potete vedere ed ascoltare in questo video preso dalla trasmissione RAI “L’importante è avere un piano”.  Volendo, si può ascoltare il loro disco live “O Que Serà” pubblicato dalla ECM per avere un’idea dell’energia che sprigionano sul palco e per percepire il grande amore che entrambi hanno per la musica brasiliana.

Hamilton de Holanda è un profondo conoscitore della tradizione del samba, dello choro e delle altre pletore di musiche popolari del suo paese e un virtuoso del mandolino di grande simpatia.
Lui e Stefano sono due colibrì che, volando, improvvisano e inventano ogni volta un differente percorso comune, rivestendo a turno il ruolo della guida. Più spesso la guida proprio non c’è ed è la musica a prendere per mano Hamilton e Stefano e a portarli dove ha voglia lei di andare.

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Stefano Bollani - piano
Hamilton De Holanda - bandolim

Suonare con così tanti musicisti significa mettersi d’accordo bene bene prima di iniziare. E per essere ancora più d’accordo, meglio avere un direttore d’orchestra che si prende la briga di guidare il tutto.
Riccardo ChaillyKrjstjan JarviDaniel HardingZubin Mehta sono alcuni dei direttori con cui Stefano ha fatto musica negli ultimi anni, suonando e rileggendo opere di GershwinPoulencRavel.

Dopo l’ormai celebre concerto eseguito a Milano con la Filarmonica della Scala diretta da Chailly, di cui vi segnaliamo il video, Stefano ha composto la pièce sinfonica “Concerto Azzurro” per pianoforte e orchestra in tre movimenti, su commissione della MDRdi Leipzig, arrangiamenti di Paolo Silvestri, che era già stato suo complice per Concertone.
È azzurro il quinto chakra, quello dell’udito. L’azzurro ci dice: ascoltate voi stessi e gli altri. Create! Disobbedite! – ci dice ancora l’azzurro. Non tace mai, l’azzurro. Continua a inviare messaggi per ricordarci che “c’è una chiave per ogni portone” (Robert Musil) e che “ogni porta è una possibilità, non un ostacolo” (Charlie Chaplin), ma anche che “azzurro è un colore, questo vi basti” (Giulio Cesare).

Il senso di Concerto Azzurro è stato riassunto mirabilmente in un colpo solo da Lucy Van Pelt, l’amica di Charlie Brown, che sentenziò:
Ci ho pensato parecchio ultimamente e mi sono convinta che fare il cielo azzurro è stata una buona idea!

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Stefano Bollani - piano
Orchestra Sinfonica

Napoli: un luogo con un’energia potentissima, vulcanica, che consente ai suoi abitanti di esistere e resistere attraverso continue dominazioni. Solo nell’ ultimo paio di secoli son passati sotto il giogo dei francesi, poi degli spagnoli, e ora degli italiani.

In questo live, basato sul repertorio del cd omonimoRaffaele VivianiNino TarantoRenato CarosonePino Daniele sono spunti per l’ispirazione. Son quelle figure rassicuranti che ci fanno salire sulla barca e ci salutano mentre prendiamo il largo, accompagnati da Daniele Sepe che sul palco scodella il suo talento utilizzando sax, flauti e la sua verve comica e polemica, dal clarinetto ficcante di Nico Gori, compagno di avventure di Stefano dai tempi dei Visionari e del progetto Carioca, e dalla batteria, sempre in ascolto, del giovane talento fiorentino Bernardo Guerra, ultimo smagliante acquisto del gruppo.

In che direzione vanno? Voi volete sapere proprio tutto. Dimenticate che la musica partenopea “parte nopea, ma poi arriva in tutto il mondo” ed è lei a prendere per mano i quattro musicisti, come accade in questo video, e a portarli dove ha voglia di andare!

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Stefano Bollani - piano, voce
Daniele Sepe - sax, flauti, voce
Nico Gori - clarinetto
Bernardo Guerra - batteria

Si è creata la sinergia nel 2004 a Copenaghen e da allora attraverso dischi e tour si è stabilito che i tre hanno un valido motivo per suonare insieme. Sapere quale sia codesto motivo è un’ impresa; ognuno ha il proprio e lo tiene custodito nelle proprie viscere. Dovrebbero decidersi a parlarne, prima o poi; nel frattempo continuano a suonare in trio, anche quando si tratta di tenere testa ad una serie di ospiti televisivi come nella trasmissione Sostiene Bollani o a due grandi improvvisatori come Bill Frisell e Mark Turnernel disco Joy in Spite of Everything.
Eccoli in azione in un  video del 2005 alla Copenhagen Jazz House.

Jesper Bodilsen al contrabbasso e Morten Lund alla batteria sono due colonne della scena jazzistica scandinava; sono riusciti a convincere Bollani a registrare un disco intero di musiche provenienti da quell’ area del mondo (Gleda) e lo hanno pure fatto innamorare di Copenaghen. Vero è che oltre che musicisti bravissimi e fra i più richiesti, sono persone di grande simpatia.

Verrebbe da dire che sono come due scoiattoli (e Stefano è il terzo) che se ne vanno nel bosco improvvisando e inventando ogni volta un differente percorso comune, rivestendo a turno il ruolo della guida.

Più spesso la guida proprio non c’è ed la musica a prendere per mano i tre e a portarli dove ha voglia di andare.
Il trio ha inciso anche Mi Ritorni in Mente e Stone in the Water  prima di giungere all’ avventura più recente,  il CD Mediterraneo registrato live presso la Filarmonica di Berlino insieme a Geir LysneVincent Peirani e membri della Berlin Philharmoniker.

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Stefano Bollani - piano, voce
Jesper Bodilsen - contrabbasso
Morten Lund - batteria

SOLO è un termine che può portare fuori strada. In concerto sono sempre in compagnia. Del pubblico e di quel che trasmette, dei miei pensieri, del cibo che ho appena mangiato, dell’acustica del luogo, del monitor e dell’ impianto audio approntato dal buon Roberto Lioli, che da anni funge da tramite fra il mio piano e il resto del mondo.

Grazie a lui, io stesso mi faccio strumento e mi diverto a vedere cosa nasce improvvisando, come il suono che si crea dentro me si incanala nelle mani, arriva al piano quindi al pubblico.
Qui trovate due esempi: un video tratto dalla trasmissione “L’ importante è avere un piano” e un servizio realizzato dal canale televisivo argentino Canal Encuentro.

Ho inciso tre dischi da solo, Småt SmåtPiano Solo e il più recente Arrivano gli alieni. Ma sul palco salgo per suonare, senza una scaletta predefinita, “quello che mi passa per la testa sul momento”, per dirla alla George Bernard Shaw (ma lui non l’ha mai detto). È come costruire un ponte e al tempo stesso passarci sopra. Si tratta di cercare di tradurre il momento presente in suono, perché arrivi più diretto al cuore, senza passare necessariamente dal giudizio della vostra testa.
E se ci passa, che almeno nel tragitto questo suono vi faccia divertire come un venticello che soffia immagini in movimento, luci, colori…

I dettagli naturalmente di codesto teatro emotivo personale li gestite voi, ognuno per proprio conto, io porto il venticello.

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Stefano Bollani - piano, voce