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Lo Zibaldone del Dottor Djembè
Baldini Castoldi Dalai, 2008

Ispirato alla trasmissione radiofonica Il Dottor Djembè, questo libro-cd si presenta come un trattato di musicologia alternativa a quella ufficiale, con tanto di documenti, autografi, lettere, foto, spartiti. I quesiti sviscerati sono di importanza vitale. Il reperto a forma di ciambella scovato nella cava di Montevitozzo sarà davvero una macina sonora di epoca etrusca?
Che cosa racconta il saggio, di difficilissima reperibilità, sull’esperienza teatrale di Bela Manescu “La mutilazione corporea progressiva come risorsa creativa”? E che fine avrà fatto l’ignoto melodramma di cui ci è pervenuto un solo frammento, cioè il criptico accorato appello di Io son la cozza?
Saranno reali queste vicende, reali i ritrovamenti effettuati dal musicologo Dottor Djembe sull’ isola di Bora Bora? È davvero poco importante saperlo; sarà gustoso invece stare a vedere, negli anni, come queste rivelazioni riusciranno a cambiare il corso della storia della musica. Nel disco allegato, insieme ai brani recuperati dal Dottor Djembè, interventi di Riondino e Bollani e del notaio Mirko Guerrini.

Io son la cozza
silenziosa e scura
buio sigillo dell’ umidità
ma se mi cogli
non avrò paura,
la mia valva
aprirò

La cantata dei pastori immobili
Racconto di un presepe vivente
Donzelli Editore, 2004

Cosa passa per la testa dei pastori del presepe, immobilizzati nella loro condizione di statuine perenni?
David Riondino e Stefano Bollani provano a immaginarlo in un racconto musicato (“operina da camera” dicono loro) che coglie i pastori in adorazione del bambino.

Scopriamo così che la meraviglia iniziale si ribalta ben presto nel suo opposto: lo scoramento di chi scopre d’essere privato della possibilità di muoversi, in perpetua contemplazione di qualcosa che capisce ben poco e di cui ignora i dettagli. E allora le statuine, cantando e interrogandosi, potranno decidere di rompere questa immobilità e innamorarsi davvero della vita e del presente. Son scelte difficili da fare, se sei fermo da millenni, ma si possono compiere eccome.

Un libro-disco che racconta uno spettacolo teatrale in cui per una volta i cantanti, invece di “sballettare e far manfrine” (cit. Riondino), sono costretti a rimanere fermi per un’ora e mezza interpretando le passioni solo tramite il suono delle proprie voci.

“Se tutto quello che ricordiamo non lo sappiamo pensare
e tutto quel che desideriamo non lo possiamo sapere
perché ogni cosa che immaginiamo la immaginiamo da soli
perché la nostra disperazione ci fa sembrare qualcuno….
…..NON STATE FERMI !”

Piano e composizione : Stefano Bollani
Testo e narrazione: David Riondino
 Illustrazioni: Sergio Staino
Le statuette cantanti: Paolo Benvegnù, Monica Demuru, Petra Magoni, Mauro Mengali

Dialoghi fra alieni
Trigono Edizioni - 2017

Gli alieni fan comodo, ci servono da termine di paragone; sono l’ altro-da-noi ideale, ancora perlopiù inconosciuto. Secondo una massiccia parte di persone, vengono ad invaderci; per altri, a proteggerci. In ogni caso, arrivano; tanto vale cominciare a dibatterne con tre persone molto particolari: Mauro BiglinoAnne Givaudan e Igor Sibaldi.
Il libricino contiene la trascrizione dell’incontro tenutosi a Rimini nel novembre 2016 in cui Stefano è nell’inedito ruolo dell’ intervistatore.

Il monello, il guru, l’alchimista e altre storie di musicisti
Mondadori 2015

Seconda tappa delle conversazioni con Alberto Riva, che si focalizza stavolta su un gruppo di favolosi musicisti.
Da Gorni Kramer a Henry Purcell, da Erik Satie a Frank Zappa, una galleria degli archetipi del mondo della musica in cui Louis Armstrong è il monello e Bill Evans l’ alchimista, un racconto in cui Joao Gilberto ha diritto di essere guru e di chiamare a raccolta il bambino Nino Rota e la predestinata Belinda Fate per giocare a costruire castelli di sabbia che poi il mare chiederà loro di rifare il giorno dopo. Tutti insieme vanno a comporre un caleidoscopio di tipi umani in cerca della libertà di espressione.

"La libertà di parola, innanzitutto. Esiste? Siamo molto bravi ad accorgerci della censura in luoghi distanti da noi, nel tempo e nello spazio. Ma fatichiamo ad ammettere che non siamo liberi neppure qui e ora. E il silenzio su questo argomento è il prezzo che si paga per essere accettati nella società in cui viviamo. Ci autocensuriamo anche nell’arte, nella musica. Molte volte sembra che sia il pubblico, questa entità difficile da immaginare e circoscrivere, a decidere quanto debba essere lungo il guinzaglio che hai al collo. Ma il pubblico si illude: in realtà è sempre l’artista a decidere quanto lungo dev’essere il guinzaglio. È l’artista a gestire la propria libertà. Ed è una questione di talento. Talento nel fuggire dal labirinto per trovare se stessi. Come ha fatto Frank Zappa."

"Le formule, anche le formule musicali, chiamano gli spiriti. Io sono convinto che si viva in mezzo agli spiriti anche se, a livello conscio, non ce ne accorgiamo più. I popoli antichi ne erano sicuramente molto più consapevoli, prima della loro decadenza. Gli spiriti sono in tutto ciò che ci circonda, potenti catalizzatori e canalizzatori di energia, ed è la musica talvolta a renderli improvvisamente percepibili."

Parliamo di musica
Taccuino di appunti in libertà nati da una serie di conversazioni con l’amico Alberto Riva
Mondadori, 2013

Un guru degli anni Settanta come Tom Robbins diceva giustamente: «Il solo motivo per cui Dio ci tollera è il nostro talento per le stronzate». È lì che lo sorprendiamo, il Signore. Non quando ci occupiamo di religione, di scienza, di ragionamenti ma quando ci dedichiamo alle cose inutili.

Quando fondiamo un fronte per la liberazione dei nani da giardino. Quando passiamo le notti a soffiare in un tubo o a pestare su una tastiera cercando di usare l’insieme dei nostri ego per ritrovare un’armonia perduta, o meglio per inventarne una nuova, fosse anche solo per qualche attimo di felicità (quello in cui i jazzisti alzano la testa nello stesso momento e si sorridono).

La sindrome di Brontolo
Baldini Castoldi Dalai, 2006

La Sindrome di Brontolo è un romanzo del 2006 in cui entriamo a piedi uniti nel destino giocoso e leggiadro di un microcosmo surreale fatto della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni.

Cinque sono i personaggi, come le dita di una mano e se i tasti del pianoforte sono 88, altrettante sono le pagine di questo libro, il quale ha una certa farcitura di rimandi, citazioni, corrispondenze biunivoche.
Come in tutta la storia della letteratura, anche qui ogni lettore ha il diritto di trovare la propria chiave di lettura, o di trovarne troppe.

L’america di Renato Carosone
Il racconto di "Tu vò fà l'americano"
Elleu Multimedia, 2004

1956. Il rock and roll e il cinema diffondono in tutto il mondo il modello culturale degli Stati Uniti.
In Italia tu vuo’ fa’ l’americano fa ballare tutti, ma al tempo stesso ci ricorda che le mode vanno prese con le pinze, perché basta un attimo perché rivelino il loro lato ridicolo.

Mescolando la storia della musica a quella del cinema e della letteratura del dopoguerra, il libricino prova a raccontare la metamorfosi culturale annunciata dalla musica di Renato Carosone attraverso la genesi e il successo del suo capolavoro. Ed è un omaggio ad un musicista che Bollani ha amato sin da bambino, prendendolo a riferimento.

Tu vuo’ vivere alla moda ma se bevi whisky and soda
po’ te siente disturbà

La gnosi delle fanfole
Baldini Castoldi Dalai, 2007

Il grande viaggiatore Fosco Maraini di lingue ne sapeva una dozzina. Essendo una persona che guarda sempre avanti, negli anni ’60 decide di inventarsene una tredicesima e di dotarla di fonemi e suoni scelti in base al gusto che creano rimbalzando sul palato, affacciandosi alle labbra e depositandosi nell’ orecchio. Ed ecco le Fanfole, componimenti poetici scritti in un italiano parlato in un universo parallelo e che ha molteplici e cangianti significati. Sul finire degli anni ’90, ecco il disco in cui il cantautore Massimo Altomare e Stefano Bollani le mettono in musica. Adesso il tutto ha una seconda vita in questo libro/disco, impreziosito dalla voce di Fosco, e l’ universo parallelo da lui immaginato si tinge dei colori della malinconia gioiosa. Forse questa lingua è una lingua del passato, ma potrebbe essere invece nuova, fresca e fondante, visto che quella che emerge a tratti ascoltandola è nostalgia del futuro, di un mondo in cui ci accolgono lenuli ripagni e i giorni sono tutti gnacchi e timparlini.

“Il lonfo non vaterca nè gluisce 
e molto raramente barigatta
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco, e gnagio s’ archipatta”

La Regina Dada

Stefano è in scena con la sua compagna Valentina Cenni a rappresentare la storia di una regina eretica e dadaista che decide di fuggire dal regno e dal ruolo che la società le ha imposto nascondendosi a casa del proprio silenzioso e solitario maestro di musica. Lei, ripiena di energia vitale, è ricca di pensieri sul suo futuro, riempie l’aria di parole alate, mentre lui risponde alle sollecitazioni a bocca chiusa, esprimendosi con il pianoforte. Sullo sfondo, i pensieri e i libri di un fantomatico scrittore di nome Alain Gosmaux e di un mondo ideale che lui utilizza come esempio di società ben organizzata: la civiltà dei Tuponi, intelligenti, illuminati, aperti. Ma il mondo là fuori, che non è in mano ai Tuponi, ma ai più prosaici esseri umani, lascerà stare la Regina e il Maestro? Apparentemente questa è la domanda principale. In realtà ce n’è un’altra: possiamo decidere noi le regole entro le quali viviamo e manifestare apertamente il nostro intento, liberandoci di tutte le convenzioni, anche quelle su vita e morte? Loro due ci hanno provato, dal 2014 al 2016, scrivendo, interpretando e producendo insieme uno spettacolo che se ne è andato in giro per l’Italia a disegnare un mondo parallelo, fatto della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni belli, quelli in cui un problema apparentemente irrisolvibile si scioglie in un bicchiere d’acqua e ci fa tornare il sorriso. Valentina dona alla Regina l’entusiasmo della rinascita e, ad ogni nuovo volteggio, la fa diventare performer, ballerina, filosofa, poeta, cantante. Si cala nei panni della Regina come la bellezza si cala nei panni della bravura.

“Gli animali hanno smesso di parlare già da tempo, sono passati millenni ormai dall’ epoca in cui le zebre dissertavano di botanica e gli gnu commentavano il clima. Siamo rimasti solo noi, sulla terra, a combattere a colpi di grammatica…solo noi!”

“Le cose serie non sono serie.
La distinzione fra serio e faceto, dice Gosmaux, serve solo ad ingabbiarci. Ci fa vagare per questo pianeta sperduti, senza i punti di riferimento che i Tuponi continuano invece a mantenere ben saldi.
Quando arriviamo in questo mondo, veniamo da un altro posto dove le distinzioni non esistono e tutto è chiaro, limpido, trasparente, cristallino”

Scritto e interpretato da Valentina Cenni  e Stefano Bollani  
Musiche: Stefano Bollani
Regia del suono: Marco D’Eramo
Light design: Luigi Biondi
Scenografie: Studio Anonimo di Max Sturiale
Costumi: Sandra Cardini

L’importante è avere un piano

Su Rai1 per sette puntate nel 2016, grandi ospiti per un evento live che vede schierato un cast internazionale di musicisti e comedians davvero impressionante, che parrebbe vietato dalla legge, visto che nella maggior parte dei casi si tratta di artisti mai visti nella tv italiana: Chucho ValdesDavid GarretEnrico RavaVinicio CaposselaAndrew BirdChano Dominguez, Igudesman e JooYamandu Costa e tanti altri. Ogni puntata è dedicata ad uno dei sette nani (“L’ importante è avere un nano”) e si chiude con un momento magico, un’ oasi delicata e giocosa in cui Stefano duetta con i “Video della buonanotte” della fata del sonno Valentina Cenni.

con Stefano Bollani e la partecipazione di Valentina Cenni
Autori Stefano BollaniRosaria ParrettiFosco D' AmelioSimone De Rosa
Regia di Cristian Biondani

Sostiene Bollani
Rai 3, 2011 e 2013

Musica dal vivo su rai3 per due stagioni (2011 e 2013) in un programmache per metà vuole essere una jam session di lusso con ospiti internazionali (Sol Gabetta, ElioTrilok GurtuHamilton de Holanda e tanti altri) , per metà una serata in cui si racconta la musica, rendendola appetibile per tutti. Di fatto, è stato come entrare in una stanza dei giochi e vedere e ascoltare bambini-musicisti che se la spassano.
La trasmissione è disponibile anche in cofanetto di 3 dvd con il meglio della prima edizione.

Con Stefano Bollani e Caterina Guzzanti (stagione 1)
Autori Stefano BollaniRosaria ParrettiFosco D' AmelioFrancesca NeslerEmanuela AndreaniGiovanni Filippetto (stagione 1), Ennio Meloni (stagione 2)
Regia di Enrico Rimoldi

Buonasera Dottor Djembè
Rai 3, 2010

La radio va in televisione. Ci sta tre puntate, nel 2010, poi giustamente torna in radio. Nel frattempo un po’ dell’ironia del Dottor Djembè è approdata sugli schermi di Rai3. Da menzionare l’inchiesta sul campo svolta in giro per la città di Firenze. Abbiamo incontrato macellai appassionati di Stan Kenton e Lena Horne, cardinali interessati a Bob Marley e poi fattorini, cadetti, gente comune, tutti interessati alla musica, alla faccia di chi dice che il pubblico televisivo cambia canale quando appare la musica. Tutti i personaggi erano interpretati da Bollani, la qual cosa getta un dubbio sull’autenticità delle testimonianze.

un programma di David RiondinoStefano BollaniPaolo Aleotti
scritto da RiondinoBollaniRosaria ParrettiFosco D' AmelioMirko Guerrini.

Il Dottor Djembè
Via dal solito tam tam
Radio Rai 3, 2006-2012

Da Bora Bora, il misterioso dottor Djembè si collega alla sede Rai del luogo (la Borai Borai) e manda preziosissime informazioni su artisti misconosciuti che potrebbero cambiare il corso della storia della musica.

Nato come presa in giro della cultura “alta”, il programma è andato in onda su radio3 dal 2006 al 2012 ed è ancora ascoltabile in podcast. In compagnia di David Riondino, Mirko Guerrini e Bollani, abbiamo fatto la conoscenza di Sestilio CabalaEnnio FlagelliDuccio VernacoliPierre Le Necessaire e tanti, tanti altri musicisti “oscuri”.

Ancora oggi qualcuno ha dubbi sulla loro esistenza, il che li offende molto (ma questa dell’offesa è un’ipotesi che si avvera solo nel caso che esistano sul serio).
Di volta in volta queste chicche venivano discusse con ospiti d’ eccezione, in tutto circa 150: da Joe Barbieri a Paolo Benvegnùpassando per Fabrizio Bentivoglio e Patrizio Fariselli. Esiste un cd, Il Dottor Djembè Live, con il meglio degli ospiti musicali intervenuti a duettare con Bollani e Guerrini e un libro-cd, Lo Zibaldone del Dottor Djembè scritto a 4 mani con Davide Riondino con il peggio dei musicisti segnalati dal Dottor Djembè nel corso degli anni.

Con Stefano Bollani e David Riondino
Verifica notarile di Mirko Guerrini
Autori Rosaria Parretti e Fosco D’Amelio
Regia di Riccardo Basile
A cura di Monica Nonno